Cosimo con un braccio - commedia in due atti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                          " COSIMO CON UN BRACCIO."

 

                                                   Commedia in due atti

 

                                                                di

 

                                                     Antonio  Sapienza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

commedia in due atti – anno 1996- personaggi: 2 m. 1 f.

Un attempato boscaiolo con un solo braccio, affronta, per abbatterlo, un grande castagno secolare, che gli sta minacciando di distruggere la sua casetta sulle falde dell’Etna. E’ una lotta, pertanto con la natura amica-nemica, correlata da un surrealismo (infatti il castagno parla con boscaiolo), che finisce in tragedia.   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Personaggi:

 

Cosimo con un braccio....................boscaiolo;

 

Don Alfio……...............................carbonaio;

 

Maddalena.....…….........................nobildonna;

 

Castagnazzo.........……...................solo in voce.

 

 

( più, eventualmente, due ballerini)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                         Atto  I

 

Sulla scena e' stato ricostruito l'interno di una casetta di montagna: nella parete di fronte, e' stato posto, al centro, un caminetto ( o una stufa a legna) e sul camino si trova appeso un fucile; alla destra vi e' l'uscio d'ingresso. Nella parete di sinistra vi e' un letto, e sulla scena vi sono due seggiole e un tavolino. La parete di destra, in mezzo, ha incorporato un grosso tronco d'albero di castagno.

All'apertura del sipario, in scena vi e' Cosimo con un braccio, - quarant'anni suonati, magro, forte, barba incolta, vestito da boscaiolo - sdraiato sul letto, che fuma una sigaretta. Egli e' detto Coscimu con un brazzu, perche' il braccio sinistro gli e' stato amputato.  Luci adatte (e' domenica pomeriggio), musica adeguata.

Dopo pochi minuti, Cosimo scorge qualcosa sul soffitto, e quindi, prima osserva meglio, spegne la sigaretta e si mette seduto a guardare con attenzione; poi scende dal letto, sale su una seggiola, e da li' sul tavolo; e guarda attentamente, perplesso, il soffitto della sua casa.

Cos.- Non e' fuliggine, maledizione, non e' fuliggine...e  nemmeno ragnatela. ( esamina ancora, tocca il soffitto, tasta la fessura) Questa e'... questa e' una crepa, una dannatissima fessura!  Malanova a me! ma guardate: parte dal castagnazzo e arriva netta netta, bella saettante, fino all'altro capo della stanza.

Beddamatri, questa e' una brutta, bruttissima faccenda. Come dire: l'inizio della mia fine.

Ecco qua: Sono rovinato! ( Cocimo, sconvolto, scende giu' da tavolo ) Sono rovinato.  Questa cosa cosi' miserabile, cosi' insignificante, cosi' traditrice, ha il potere di sconvolgere la mia vita (passeggiando e riflettendo al alta voce). Questo significa che nel giro di pochi mesi, ma che dico! nel giro di pochi giorni, 'sta miserabile mi avra' spaccato la casa in due: pulita pulita! netta, netta!  Ed io come faro'?  Non ho certo gli stessi anni di quando mi costruii questo delizio di casetta, - con le mie mani, portando il materiale dal paese fin quassu' sulle spalle, come un mulo -. Non ho piu' la stessa forza, la stessa salute d'allora... eppoi, ammesso che ce la facessi  ancora, dove li prendo i quattrini? - dove li vado a trovare i soldi per costruire un'altra casa? Ma com'e' successo, santo diavuluni, com'e' stato possibile? - Il castagnazzo, non c'e' dubbio, e' il responsabile! E qui non ci piove! (sale di nuovo sul  tavolo, va a controllare la fessura).  Certo e' lui! (scende e riprende a passeggiare).

Castagnazzo del mio cuore, la situazione e veramente delicata, e volenti o nolenti, la dobbiamo esaminare  per trovare le responsabilita' reciproche e le possibili soluzioni.

Tu lo sai che sei il sostegno della mia casa, quindi della mia vita - che sono ormai la stessa cosa.

Sai pure che ti voglio bene, che ti ammiro perche' sei forte, superbo, dritto, pieno di salute e di vigore.

Ed e' per questo che ti scelsi tra tanti. I tuoi  pampini mi hanno protetto dalla calura estiva, i tuoi

rami mi hanno dato riparo dalla neve e dalla grandine. Il vento, grazie a te, diventa brezza per me. Sai anche che sono fiero di te e che ti rispetto come rispetterei  mio padre buonanima, il tuo ex padrone.

Ma ora, guardiamoci in faccia! ora stai minacciando la mia casa e me stesso. Capisci?mi stai demolendo la  casetta che finora hai protetto. Ed io che faccio? che posso fare? posso restare a guardare impotente, il tuo tristo operato? Posso assistere, con le mani in  mano, a questo delitto, commesso, per di piu' dal mio  migliore amico? E che amico sei se mi scassi la  casa? Non sei piu' un amico! Allora mi sei nemico! Sei un'anima nera! un traditore! una cosa fitusa! (accalorandosi, per poi calmarsi) Certo, tu potresti dirmi:

Cas.- ( voce del Castagnazzo, molle, suadente) E a te chi te lo disse di costruire la casa addosso a me? Bella  schifezza che hai fatto Coscimu c'un brazzu!  Bella schifezza! E adesso che pretendi? che lo paghi solo io il tuo errore?-

Cos.- Ma quale errore! Non ti lasciai un po' di gioco?-

Cas.- E vuol dire che fu poco. Non sai che gli alberi  crescono e s'ingrossano? E che noi castagni siamo

piante secolari?-

Cos.- Scopristi l'America! E fu per questo che mi appoggiai, fiducioso a te: Confidavo nella tua protezione. E fu anche per buon augurio, sissignore! E, se sei onesto, devi ammettere che ti fece pure piacere.-

Cas - Piacere? Scoppiai dalla gioia! Eccome! Mi feci anche  piu' dritto per assecondarti; alzai i rami per non  infastidirti; e ammonii tutti intorno: Non disturbatelo! E si! Mi feci commuovere dal tuo gesto: il figlio del mio amato padrone cercava la mia protezione. - Altrimenti avrei dovuto impedirtelo.-

Non fu saggio!  Decisamente non fu una cosa saggia! Devo ammetterlo.-

Cos.- Parole sante, Castagnazzo. E adesso che facciamo?-

Cas.- Questo non lo so proprio. Certo e', che me ne hai dette di tutti i colori, e che mi hai pure ripudiato per  amico. Che scelta abbiamo? Quali soluzioni ci restano?-

Cos.- Poche castagnazzo: o tu oppure io.-

Cas.- Ma dici sul serio? (pausa) Francamente non pensavo proprio, che questa storia ci potesse mettere l'uno  contro l'altro - accidenti!: La tua casa contro la mia  vita, se ho ben capito...-

Cos.- Perfetto! E non ci resta che batterci: io per difendere la mia casa, tu per non morire!-

Cas.- E ti sembra giusto? Non ci sarebbero altre soluzioni?-

Cos.- E quali? Io non ne conosco! Qua, ripeto, le cose sono due: o tu o io!-

Cas.- Ma ne sei proprio sicuro? Hai proprio deciso? Dev'essere per forza lotta?-

Cos.- Sicuro! deciso! e sentenziato! Lotta dev'essere!-

Cas.- E tu saresti il famoso "homo sapiens"?-

Cos.- Che dici castagnazzo! Non ti capisco! Che fai, per caso, lo spiritoso?  pensa, invece a preparare la tua anima - che e' meglio -perche' domani inizierà la lotta.-

Cas.- Ma dai Cosimu, non essere impulsivo. Ragiona che è meglio…

Cos.- C’è poco da ragionare: mi stai scassando la casa, quindi mi stai rovinando, per cui ti debbo abbattere per salvarmi!-

Cas.- Coscimu, Coscimu, cerca consiglio, parla con il principale. Egli è un esperto boscaiolo, chissà se non troverà una soluzione diversa dalla lotta tra noi due.-

Cos.- Quello è un babbeo, non un vero boscaiolo. E’ solo un fanfarone pieno di boria e vuoto di zucca.-

Cas.- A me non sembra…-

Cos.- Perché lo conosci?-

Cas.- Superficialmente, una volta lo vidi…-

Cos.- …e allora?

Cas.- E allora mi sembrò un uomo sensato, competente, coraggioso e …ragionevole.-

Cos.- Basta! Con questo “ragionevole” che gli attribuisci, vuol dire che non lo conosci. Non c’è altro da dire!-

Cas.- Allora debbo pensare che per forza vuoi la lotta?-

Cos.- Sissignore. Lotta dev’essere e lotta sia!-

Cas.- E pazienza - lotta sara'...-

Da fuori scena si ode la voce di don Alfio il carbonaio. Egli è un vecchio sulla settantina, veste da boscaiolo trasandato e  porta il fucile da caccia a tracolla.

Alf.- Coscimu, c'e' permesso?-

Cos.- (aprendogli la porta) Entrate don Alfio, pochi minuti  e sono pronto...( prende il fucile appeso sul camino).-

Alf.- ( Entrando e guardandosi attorno) Ma sei solo?-

Cos.- Si, perche'?-

Alf.- No... mi sembrava d'averti sentito parlare con qualcuno.-

Cos.- Parlavo si! parlavo e sproloquiavo, caro don Alfio. Guardate lassu' e capirete il perche'.-

Alf.- (guardando da miope attentamente il soffitto) Ma.. cosa dovrei vedere Coscimu?-

Cos.- Crepa!-

Alf.- Maleducato! a me dici crepa?-

Cos.- Ma no, guardate quella crepa, la fessura, la fenditura, lo spacco.-

Alf.- Calma, calma. Mi pareva - quale fessura?-

Cos.- Quella, non la vedete? che siete orbo?-

Alf.- Brevi! E non la vedo, va bene?-

Cos.- Mettetevi gli occhiali oppure salite quassu'.-

Alf.- Sul tavolo?-

Cos.- Sissignore.-

Alf.- Ma, ti senti bene?-

Cos.- Salite, salite..(l'aiuta a salire) Cosa vedete adesso?-

Alf.- Brevi! Vedo fuliggine, o forse ragnatela, o no. No! Beddamatrisant'alfiu! e' una fenditura! E parte da li'  e arriva la'...-

Cos.- Avete capito allora perche' sproloquiavo? Ce l'avevo con quella e con quell'altro bel tipo. ( accenna al castagnazzo).-

Alf.- Perche' tu pensi che sia lui...il colpevole?-

Cos.- Sicuro! come sono sicuro che domani sorge il sole.-

Alf.- E a te chi te l'ha detto?-

Cos.- Lo so e basta!-

Alf.- (in imbarazzo) Brevi, che facciamo? andiamo?-

Cos.- Andiamo, andiamo... ma prima ditemi, visto che siete perplesso: secondo voi, chi sarebbe, allora, il vero colpevole? per quella...per quella cosa li'.  Insomma, di chi sarebbe la responsabilita'?-

Alf.- Tua!-

Cos.- Mia? E che? sarei io che mi starei spaccando la casa, a meta', da me stesso? O non e' lui l'assassino?  (indica il castagno).-

Alf.- O quante storie! La colpa e' tua e basta!  basta! Brevi, non te lo dissi, allora, che facevi male ad

appoggiarti al tronco di quel bestione? Non ti dissi di lasciare perdere i castagnazzi? Te lo ricordi? o no?-

Cos.- E va bene, me lo diceste. Ma io il gioco glielo lasciai, per precauzione....-

Alf.- E vuol dire che fu poco.-

Cos.- Lo dire anche voi?-

Alf.- Certo. (ripensandoci) Perche' anch'io?-

Cos.- No nulla, mi pareva d'aver sentito di gia' queste parole.-

Alf.- Tu sei matto! Brevi, ora che intendi fare?-

Cos.- Vorrei salvare la mia casa.-

Alf.- E l'albero?-

Cos.- ( strisciando una punta delle scarpe a terra e guardando di tanto in tanto il castagnazzo) Se si

potesse salvare pure lui...-

Alf.- E come, di grazia? Lo trapianti in altro sito? Oppure fai volare la tua casa, come quella di Loreto? Brevi! Qui bisogna tagliare. ( guarda con aria competente)-

Cos.- Ma, se tagliamo, quello cadendo, non mi demolisce la casa?-

Alf.- Tanto, o prima o poi...-

Cos.- Un corno! - prima o poi. E' la mia casa, mica la vostra. Roba d'altro mondo - tagliare. Come se i trattasse di tagliare un albero di limone e non il fusto di un castagnazzo...-

Alf.- E allora aspetta l'agonia.-

Cos.- Ma quale agonia! Io intendo, io intendo... mannaggia a me! Non so cosa voglio intendere.-

Alf.- Brevi, tu vuoi intendere che vorresti la botte piena e la moglie ubriaca, vero?-

Cos.- Magari mezza piena e mezza ubriaca...se fosse possibile...-

Alf.- Non è possibile. Devi scegliere.-

Cos.- Io non saprei. Voi cosa mi consigliate?-

Alf.- Ti consiglio una sola cosa: abbattilo!-

Cos.- Abbatterlo, abbatterlo, come se fosse facile…

Alf.- E io cosa ci sto a fare. Brevi, qui ci vuole un piano. Per salvare capre e cavoli ci vuole un piano ben congegnato. Io ci tento, ma se non ci riuscissi, se non ci riusciamo, caput ...(fa cenno di tagliare) Fammici pensare...(riflette serioso)-

Cos.- Don Alfio, che sia un piano cristiano, perche', finora i vostri piani erano...-

Alf.- …turchi? Eh? dillo pure!-

Cos.- No, ma...-

Alf.- Ma, cosa? Se non hanno funzionato e' stato o per vera sfortuna, o per cause impreviste, o incompetenza di chi li doveva eseguire. Ecco!-

Cos.- E va bene, non riscaldatevi. Fate questo piano (tra se) e speriamo bene...-

Alf.- Che dici?-

Cos.- Niente, dicevo: speriamo che non si ci metta in mezzo la coda del diavolo.-

Alf.- Qui si tratta di ingegno, non di diavolo. Ingegno, mio caro. E io, modestamente...-

Cos.- ...per fare il carbonaio...-

Alf.- Che intendi dire? Che per fare il carbonaio non ci vuole ingegno? E cosa credi che il legno si trasformi in carbone da solo, per virtu' dello Spirito Santo? Eh no! mio caro, per fare un ottimo carbone ci vuole testa, - esattamente quella cosa che non hai tu!- Per esempio: bisogna saper scegliere il legno adatto e fare la catasta sapendola bene impostare: prima i ceppi grossi, poi quelli sempre piu' piccoli, poi i rami, infine la terra bene pressata, perche' non c'entri l'aria, affinche' la combustione sia parziale e non  totale. (mima l'azione) eh?  Testa di chiuppuru! Ci vuole ingegno, ecco! (pausa come per schermirsi)  Poi, io ho anche studiato dai...-

Cos.- ..."parrini", dai preti...-

Alf.- ... dai Salesiani, che cosa credi? Ho fatto tutti gli studi dell'Avviamento al lavoro industriale.

Industriale, hai capito? industriale come industrioso, uguale a ingegnoso, mi spiego? (breve pausa c.s.) Poi ho fatto anche il militare...-

Cos.- ... da generale...-

Alf.- ... da caporale! nel Corpo dei Genieri. Quindi, ancora genio, uguale ingegno, uguale intelligenza, uguale..-

Cos.- ... uguale basta! Ho capito. Andiamo al fatto, vi prego.-

Alf.- Ignorante! Ti sto facendo il mio succinto "curricum vite" per far capire, anche ad una testa di legno come te, che hai a che fare con una persona istruita, cioe' il sottoscritto! Io leggo, mio caro tistazza! Leggo!  E la lettura e' cultura. Ma tralasciamo la cultura, che non e' cosa per te.

Brevi!  sappi che da giovane, e con tutte e due le braccia (allude a Cosimo e al suo braccio in meno)

facevo il boscaiolo e, modestamente, ero il primo boscaiolo della zona. Ergo l'accoppiata vincente: il braccio e la mente!  Rammentalo sempre!  Brevi, facciamo il piano.  Sgombra questa tavola e

dammi carta e penna.(intanto inforca degli occhiali a  stanghetta)-

Cos.- (eseguendo) Ecco l'occorrente signor generale per  vocazione; ex boscaiolo per diletto; carbonaio per  campare e ... genio incompreso.-

Alf.- Genio incompreso, hai detto bene! E qua neanche un generale saprebbe dove mettere i suoi galloni. Qua ci vuole esperienza - ed io ce n'ho da vendere – e  intelligenza - e anche quella, come ben sai,  modestamente...

Dai, dammi qua. ( prende carte e penna, e si siede con le spalle alla parete frontale) Per prima cosa bisogna conoscere il nemico. Coscimu, misura la circonferenza di questo bestione. ( Cosimo, poco convinto esegue) Anche dall'esterno, anche i rami, anche il fogliame...-

Cos.- Ma che dovete fare, un preventivo di legname? o stimare il carbone? ( esce dalla stanza per eseguire). –

Alf.- Il minchione che sei! (gridandogli dietro) Bisogna  conoscere il nemico: regola prima! ( poi quasi fra se) E il nemico si deve misurare, si deve saggiare, si deve osservare. Bisogna saperne le intenzioni, le forze a disposizioni, i punti deboli ( intanto disegna e scrive sui fogli), il morale! E che credi che un piano si fa  cosi', alla meglio, alla "sanfaso'"? (borbotta e disegna) Ecco, cosi'... e anche cosi'...-

Cos.- (rientrando con le misure) Ecco le misure.-

Alf.- A me! (quasi glieli strappa dalle mani, e le guarda come  se guardasse un bollettino di guerra) Ecco qua!  (mette le misure sui fogli e Cosimo lo sta a guardare a bocca  aperta) Visto? Il perimetro e' cinquanta, il raggio e' dieci, la circonferenza del tronco due; e l'altezza?  Coscimu, e l'altezza?-

Cos.- Di chi, del castagnazzo?-

Alf.- No, di tua sorella. Ma certo! Ce l'hai l'altezza?-

Cos.- Pressappoco. Che ne so', sara' venti, trenta metri...-

Alf.- Venti o trenta? Venti o trenta! La differenza, poverino e' solamente di dieci metri (ironico, poi burbero) Bestione! brevi, la voglio precisa!-

Cos.- La volete precisa?-

Alf.- Si!-

Cos.- Accomodatevi. Salite pure sul castagnazzo e  prendetevela voi stesso.-

Alf.- Io? io ho settant'anni! mi vorresti morto? Come potrei  salire fin lassu' senza rompermi l'osso del collo?-

Cos.- E io? io ho solamente un braccio, non dimenticatevelo! Bella accoppiata di boscaioli!-

Alf.- Brevi, questo comportera' che il piano dobbiamo farlo perfetto, altrimenti qualcuno ci rimette qualche osso...-

Cos.- E fatelo perfetto...-

Alf.- (scrivendo in fretta e facendo dei disegni geometrici) Ecco, secondo me, questa e' la situazione: Abbiamo un  castangnazzo di circa...(guarda il tronco) di circa  novant'anni...-

Cos.- Duecentododieci!-

Alf.- Novantanove.-

Cos.- Duecentododieci!-

Alf.- Ma come fai a dirlo con questa precisione?-

Cos.- Me lo disse mio padre.-

Alf.- Tuo padre era un "vuccazzaru" un pallonnaro. Voleva vantarsi d'avere un castagno centennario. Ma in realta' quello all'epoca, aveva si e no... ottant'anni, ecco!-

Cos.- Mio padre sapeva meglio di voi quello che possedeva...-

Alf.- Brevi! Eta': cent'anni e passa; peso: una, due tonnellate e mezzo; altezza trentacinque metri circa;

diametro..eh, ehm; perimetro lo sappiamo. Bene. Brevi, se facciamo un calcolo approssimativo, possiamo ritenere, con un discreto margine di esattezza (parla pomposo, poi si blocca e resta qualche momento perplesso, quindi rivede le misure, riflette ancora, poi sentenzia). Non si può fare. Proprio non si può fare. Non si può salvare. Bisogna abbatterlo. Abbatterlo cercando di salvare la casa facendo il minimo dei danni possibili.

Cos.- E ci avete messo tanto per giungere a questa conclusione?-

Alf.- Bisogna ragionare caro mio ( si tocca ripetutamente la fronte), bisogna calcolare i rischi – tutti i rischi – possibili e impossibili, veri o presunti, vicini e lontani…-

Cos.- …presenti e futuri…(ironico)-

Alf.- Esatto! Quindi deciso ciò, penso che se non ci sono imprevisti, ne' ostacoli improvvisi, feriti gravi, e tempo perso,- che in tre, quattro, al massimo cinque giorni, questo castagnazzo noi due lo abbatteremo, senza scassare la casa.-

Cos.- E tutti sti ragionamenti e sti calcoli per arrivare a questa previsione?-

Alf.- (alzandosi e pavoneggiandosi) E ti sembra nulla? Brevi, (infervorandosi) questo e' un punto di partenza. Ora dobbiamo  studiare i particolari ( s'immerge nei fogli,  controscena di Cosimo).  Dunque, s'inizia dai rami piu'  alti.  Anzi no!  Meglio da quelli piu' bassi... effettivamente sarebbe piu' sicuro ... Allora, ci sono: Ecco il piano bell'e' pronto: Tu salirai sull'albero, taglierai un ramo, lo legherai alla fune e lo farai

scendere verso il basso.  Io, sul tetto della casa, lo guidero' fino a terra, nel posto deputato. Ci siamo

fin'ora?-

Cos.- Ci saremmo! Senonche', nel vostro piano manca questo: che ho solo un braccio e che voi lo scordate troppo spesso. Mi dite, di grazia, come faro' ad arrampicarmi, a segare, a legare, a fare scendere, a rasparmi il naso - e tutto questo con un solo braccio?-

Alf.- E' vero! non ci avevo pensato. Brevi, rivediamo il  piano.  Dunque, dunque... ecco qui! Tu sali

sull'albero, ti leghi al tronco, cali una fune, io ti lego la sega, tu tiri la fune, seghi un ramo, lo leghi

alla fune e lo farai scendere pian piano verso il tetto. Al resto pensero' io! (Cosimo fara' le relative

controscene.)-

Cos.- Mi sembra piu' sensato, cosi'...-

Alf.- In tutti i piani, anche nei migliori, ci sono i punti deboli. Basta individuarli e proporre gli aggiustamenti del caso. Brevi, quando s'inizia?-

Cos.- Che ne dite - domani?-

Alf.- Domani? Va bene, Domani. Brevi, ed ora a caccia, Coscimu c'un brazzu, e' l'ora dei conigli. (esce)-

Cos. -(preparandosi per la caccia) Hai sentito castagnazzo?-

Cas.- Ho sentito, ho sentito...-

Cos.- E non ti preoccupi? non tremi?-

Cas.- Io? con quel po' po' di piano fatto dal grande stratega Alfio il carbonaio? Ma mi vuoi fare ridere?-

Cos.- Non essere insolente! Don Alfio e' una gran testa! Magari un po' sfortunatello... E il piano e' ottimo!-

Cas.- Lo vedremo presto.-

Cos.- Certo, domani.-

Cas.- No domani, ma alla fine...-

Cos.- Va bene, alla fine. Alla tua fine.-

Cas.- Mia? Vedremo...-

Cos.- Hai dubbi? Te li tagliero' presto, castagnazzo, addio.-

Cas.- Buona caccia Cosimo.-

Cos.- Dannazione: si dice in bocca al lupo!-

Cas.- Come vuoi: in bocca al lupo Coscimu c'un brazzu.-

(intanto Cosimo era gia' uscito sbattendo l'uscio.)

Buio. Quando riprende la luce, con musica adeguata, ci sara' la  scena vuota. Dopo qualche secondo, entreranno in scena Cosimo e Alfio, incerottati e fasciati. In particolare don Alfio avra' anche le mani fasciate, e Cosimo la spalla buona slogata e sostenuta da un fazzolettone. Espressione mesta. Sguardi di rancore di Alfio  verso Cosimo. fine musica.

Alf.- San Sebastiano, Sant'Alfio, San Cirino, San Crispino, San Filadelfo, Santo Cosimo e Damiano, vergini e martiri, avevano meno ferite di me, ex boscaiolo, ex carbonaio, ora lazzariato a vita..-

Cos.- Vi lamentate voi? E io? avevo un solo braccio buono e me lo sono slogato. Poi ho ricevuto venti staffilate in pieno viso, sono caduto da dieci metri...-

Alf.- ...addosso a me!-

Cos.- ...che siete duro, - e vi lamentate voi?-

Alf.- Non debbo lamentarmi? Non mi sono fatto niente, secondo te?  Io, che avevo due mani cosi'(fa un vago gesto per indicare la grandezza) grosse e callose, ed ora mi ritrovo con due ammassi di carne sanguinolenta – due polpette! grazie a te e a quel maledetto castagnazzo.-

Cos.- Date la colpa anche a me?-

Alf.- Sopratutto a te! Tu sei la causa della mia rovina: come potro' ancora lavorare, con queste carni maciullate?-

Cos.- Quanto la fate lunga! In fondo, sono solo un po' graffiate...-

Alf.- Ah, li chiami graffi tu? Pezzo di Giufa' e tintu beccamorto!  mi hai calato giu' un troncone di un

quintale, cosi' di botto, senza preavviso, senza dire ne' ci', ne' cio', roba che neanche la buonanima di

Carnera sarebbe riuscito ad agguantare - tanto che le corde si sono talmente surriscaldate da fare fumo,

abbrustolendo e scorticando le mie povere mani, fino all'osso - e a te sembra nulla?  semplici graffi? Aho',  animale selvaggio, mi vedi? mi vedi? Si? E guardami bene allora, perche', da questo momento in poi, non mi vedrai piu'!  Salutiamu e cacciamu! A mai piu' rivederti, Coscimu tistazza!-

Cos.- Ma dove andate? Vi dovevo medicare...-

Alf.- ( Da fuori) Da oggi, tu pensa per te, perche'a me, ci  penso io.-

Cos.- Per favore, scendendo in paese avvisate la zia Tura, vedete se può salire lei a sistemarmi il mio unico braccio.-

Alf.- ( rientrando la testa dalla porta) Si, lo farò con grande piacere, cosi' ti fara' vedere le stelle

nell'aggiustarti l'osso della spalla. E io e le mie ferite saranno vendicate! Addio! (Esce definitivamente)-

Cos.- Vi saluto, signor Generale. –

Alf.- ( riaffacciandosi dall’uscio) Sventa a n’autru, malasutatu! (rientra subito).-

Cos.- Che caratterino… e meno male che era un esperto… per poco non ci rimettevamo la pelle.-

Cas.- Cosimo che t'e' successo?-

Cos.- Come se non lo sapessi...-

Cas.- Io? e cosa dovrei sapere?-

Cos.- Non fare il tondo: sai bene quello che ci e' successo. Lavoravamo su di te...-

Cas.- Davvero?-

Cos.- Non mi dire che dormivi.-

Cas.- Forse si e forse no.-

Cos.- Ah, fai il Nofrio, lo gnorri. Ci hai conciato per le feste e fai finta di nulla?-

Cas.- Io avrei conciato voi? O siete stati voi stessi a conciarvi cosi', per le feste?-

Cos.- Ah, tu non ne sai niente, vero?-

Cas.- Cosimo, Cosimo, ma quando la smetti di darmi sempre responsabilita' che non mi appartengono?

Cos.- Continua, va'! Ci hai lazzariati per benino, con poche perdite, e' vero, ma non credere d'aver vinto, sai? -

Cas.- Vuoi ancora continuare? anche da solo?-

Cos.- E che uomo sarei allora? Certo che continuo la lotta. E da solo. Ed ora che hai parlato troppo, sai che ti dico? che ti tagliero' alla base, cascasse il mondo.-

Cas.- Rifletti meglio Cosimo, curati e dopo, con calma, ne parleremo.-

Cos.- Questi sono affari miei.-

Cas.- Non ne dubito... pero' ci sono anch'io, non scordartelo.-

Cos.- Non me lo scordo, anzi sai che faccio? mi faccio un nodo al fazzoletto. ( ma nell'eseguire, la slogatura gli fa male e guaisce di dolore). Dannato Castagnazzo! ( fa un gesto di minaccia ed emette altro urlo di dolore). -

Cas.- Hai mandato a chiamare l'aggiustaossa?-

Cos.- E a te che te ne importa?-

Cas.- Niente, niente. L'aggiustaossa e' la zia Tura, vero?-

Cos.- E' la sola, in paese.-

Cas.- Capisco... e se, intanto che t'aggiusta la spalla, ti parlasse di Maddalena?-

Cos.- Che ne sai tu di Madda... della signorina Maddalena?-

Cas.- So tutto io. Ho i miei informatori. Me l'ha detto un uccellino. Che mi disse anche perche' sei Coscimu c'un brazzu.-

Cos.- Fatti gli affari tuoi, castagnazzo.-

Cas.- Ma perche' sei cosi' scorbutico e cocciuto? o meglio: riservato e troppo modesto? - Tistazza direbbe don Alfio,- in fondo commettesti una bella azione, no? salvasti una donna dalle grinfie di un energumeno che voleva picchiarla a sangue, - forse ucciderla ...-

Cos.- ...zitto, per favore.-

Cas.- ...peccato che nella lotta finisti contro la sega elettrica in moto...Peccato per quel braccio perso

cosi' stupidamente ed eroicamente nello stesso  tempo...Peccato! Era incinta e dopo aborti', poveretta, lo sapevi? E lo sai che la zia Tura ha un debole per lei?-

Cos.- Lo so. So tutto, io. E non ho bisogno delle tue  informazioni.(pausa) La zia e' l'unica che la va a trovare a casa...-

Cas.- Certo, e' l'unica che ci va'...anche per scrupolo di  coscienza... fu lei a far cadere Maddalena tra le

braccia di Totuccio Bordone, il malandrino del paese. E ora che ella e' reietta, schivata da tutti, tappata

sempre in casa, che non vede piu' nessuno, con Totuccio morto ammazzato, sai cosa pensa la zia Tura per far tacere la propria coscienza?  pensa che la signorina dovrebbe rifarsi una vita con un vero uomo, anche se avanti con gli anni, anche se con un solo braccio...-

Cos.- Castagnazzo! stai dicendo solenni sciocchezze!-

Cas.- A si? E allora aspetta che arrivi la zia, e vedrai che cosa ti tornera' a dire...-

Cos.- So cosa mi dira' e so cosa rispondero' io: Sono un poveraccio - io. Per di piu' difettato e avanti con gli anni. Lei e' sempre un gran dama, una nobile, ancora bella, istruita... macche' non puo' essere – nemmeno per sogno...-

Cas.- Tu le vuoi bene.-

Cos.- Io? Sciocchezze!-

Cas.- Tu l'ami e l'hai sempre amata.-

Cos.- Castagnazzo, io non so cos'e' l'amore - figurati. E ora basta parlare. Che? forse mi vorresti distrarre dal mio intento con le chiacchiere?-

Cas.- Mai sia. Tu sei un uomo, io solo un albero. Io non conosco i vostri trucchi.. Buonanotte Cosimo.-

Cos.- A domani castagnazzo!-

Cas.- A domani uomo.-

Buio lentamente. Fine atto.

 

 

 

 

                                                          Atto  II

 

Sulla scena, a sinistra,  e' stata ricostruita la facciata esterna della casa di Cosimo, quella che ha in mezzo il castagnazzo. Detta parete ha delle grosse fenditure ai lati del grosso castagno, allo scopo di liberare il tronco dai mattoni della costruzione. Tutt'intorno, sullo sfondo e a destra, ci saranno dei

castagni. Rami di albero, segati di recente, saranno sparsi per terra.

Da dietro la parete esce Cosimo. Regge una motosega.

Cos.- Allora Castagnazzo, che fai "assuppi"? non reagisci  piu'? ti arrendi?-

Cas.- Io? arrendermi? e perche'?-

Cos.- Perche' ti sto demolendo!-

Cas.- A me? Tu stai demolendo la tua casa da te stesso. Guarda come l'hai ridotta: manca il tetto, la parete e' sfondata, dentro hai il finimondo, e staresti demolendo me? Ma sii serio! se avevi intenzione d'abbattere la tua casa, perche' non mi lasciavi in pace?-

Cos.- Io sto solo predisponendo il terreno per abbatterti, secondo il piano. E per farlo, debbo sacrificare

qualcosa.-

Cas.- Mi sembri il generale don Alfio il carbonario!  Ma scusa, questo famoso piano del nostro grande stratega, non poteva prevederlo prima lo sventramento della tua casa?  E se sventravi la casa, non potevi costruirla  piu' in la'?  E se la costruivi piu' in la', non mi lasciavi tranquillo a godermi questi ultimi cento, duecento anni di vita? Ci vuole la grande intelligenza umana per arrivare a questo? O ci voleva il buon senso di noi castagni?-

Cos.- Non ti dare arie, bello mio. I piani noi uomini sappiamo farli, eccome! Tu, per esempio, sapresti tener conto del "curriu"? No! Quindi taci!-

Cas.- Il "curriu"? e che roba e'?-

Cos.- E' la volonta' dell'uomo. Quella grande tensione morale che ci fa portare a termine un'impresa.-

Cas.- Ne sei sicuro?-

Cos.- Sicurissimo!-

Cas.- Non sara' per caso, chessoio... puntiglio, ostinazione, oppure falso orgoglio?-

Cos.- Che ne sai tu di queste cose? Questi sono moti dell'anima che appartengono esclusivamente all'uomo.-

Cas.- Purtroppo per voi...-

Cos.- Purtroppo un corno! essi ci esaltano e ci fanno fare grandi imprese.-

Cas.- Anche se poi risultano sballate?-

Cos.- Sballate, sballate - no... Ma non certamente nel nostro caso. Nel nostro caso e' solo una questione di...-

Cas.- ...curriu!-

Cos.- Oh, ma sei proprio scocciante! Ed ora smettila, debbo lavorare.-

Cas.- Fai, fai pure, poi...-

Cos.- Poi, cosa? stai forse architettando qualche diavoleria?-

Cas.- Sono un vecchio castagno, cosa ne so io di diavolerie.-

Cos.- Posso crederci?-

Cas.- Padronissimo!-

Cos.- Padronissimo si! E sappi che non mi spaventi con le tue velate minacce. E ora fine della discussione, attacco il tronco, alla base, e per te sara' la fine.-

Cas.- Vedremo...-

Cos.- Vedrai prestissimo. Per intanto incomincia a vedere questa, che ne dici?-

Cas.- Cos'e' quell'aggeggio?-

Cos.- Questo aggeggio sarebbe una motosega, per servirti.-

Cas.- Dovrebbe servire a me? E come si usa?-

Cos.- Si usa cosi': Si mette una mano qui, un'altra li'..-

Cas.- ...basta cosi'! Basta cosi': Una mano qui, lo posso anche capire; ma l'altra li', non lo capisco proprio. Tu sei Coscimu c'un brazzu, non lo scordare.-

Cos.- A cosa fitusa! mi “ sbenti”? mi prendi pure in giro? Mi beffeggi? Aspetta e vedrai come ti sistemera' - 'st'aggeggio!-

Cas.- Questo non e' leale.-

Cos.- Questo e' progresso!-

Entra in scena Alfio il carbonaio.  Non ha piu' le bende e i cerotti, ma tiene le mani in tasca, che non uscira' mai, fintanto che stara' in scena.

Alf.- Salutiamo Coscimu.-

Cos.- Oh, don Alfio, come sta il nostro ferito di guerra?-

Alf.- Come sto, eh come sto! Brevi! sto come un reduce e combattente.-

Cos.- Che guerra avete combattuto?-

Alf.- Io ho combattuto e perso una sola grande guerra, quella mondiale, sappilo! Ma l'ultima, la piu' rovinosa, l'ho fatta qui, col castagnazzo, avendo te per alleato. "Scanzatini"!-

Cos.- Esagerato! Voi siete esagerato. Quattro graffi vi hanno fatto scappare come un "saittuni". Non vi siete piu' fatto vedere, non dico per andare a caccia, ma nemmeno  per prendere un caffe'. Che eroe!-

Alf.- Brevi! saresti tu l'eroe? Certo la zia Tura m'ha detto che ti sei fatto aggiustare la spalla senza dire

nemmeno "piu", ma che significa questo? che sei piu' in gamba di me?  Sappilo! io ho vinto la scure d'oro di boscaiolo dell'anno, per ben dieci anni consecutivi.-

Cos.- Bello sforzo, non c'ero io...-

Alf.- Senti tistazza, mi devi fare salire la mosca al naso? Brevi! dimmi, piuttosto a che punto stai con quel bestione?-

Cos.- E non lo vedete da voi stesso? Secondo il vostro piano, ho dovuto fare uno spacco a destra e uno a sinistra, ma il tetto s'e' scassato, mentre quello e' ancora la'. Ma per poco!  (guarda minaccioso il castagnazzo) Vedete?  l'ho quasi finito.  Entro oggi questo e' abbattuto!-

Alf.- (Avvicinandosi al tronco) Entro oggi? Brevi! mi pare difficile!-

Cos.- Ma non con questa! (mostra la motosega) Quanto volete scommettere che per oggi, all'Ave Maria, questo bestione sara' steso per terra definitivamente?-

Alf.- Con questa?  e con un solo braccio? Neanche io ci riuscirei!-

Cos.- Scommettiamo?-

Alf.- Brevi  visto che fai lo "sperto", il gradasso, accetto la scommessa - ma si! scommettiamo, scommettiamo...-

Cos.- Scommettiamo Rinti!-

Alf.- Rinti? Il mio cagnolo? il miglior cane per conigli di tutta la zona? ma sei pazzo? (pausa) e contro che cosa, sentiamo? -

Cos.- Il vostro cane contro i castagni della mia proprieta'! Ci state?-

Alf.- Mizzica!  Giochi forte! No, non posso accettare, il mio cane e' prezioso, ma non vale tanto, eppoi l'impresa e' pericolosa...-

Cos.- Non per me. Ho trovato la giusta tecnica.-

Alf.- Qui non ci vuole tecnica, ma due braccia, minchione!-

Cos.- ( con pazienza) Vedete don Alfio, voi e tutti quelli come voi, che avete due braccia, quando siete

costretti a fare qualche azione con un solo braccio, questa vi risulta difficile, complicata, pericolosa; ma

a me, e a quelli come me, (si tocca il moncherino) la stessa azione, diventa di una semplicita' estrema, una  cosa da nulla. E' questione d'abitudine.-

Alf.- Ma quella e' un'altra cosa (indica la sega) Mannaggia! Brevi! se non fosse perche' ho le mani rovinate, ...Ma le ho tutte lazzariate, malanova a me. E per colpa tua!-

Cos.- E torna! Comunque la scommessa si fa o no? O ve ne siete pentito? o ve la fate addosso?-

Alf.- Minchiuni! ma sei tosto! Mi vuoi proprio provocare e sfidare? E va bene, t'accontento, accetto la scommessa. Vuol dire che domani, essendo il nuovo proprietario di queste quattro piante di castagno - brevi - verro', li tagliero' e ne faro' dell'ottimo carbone! Accidenti a te! Coscimu c'un brazzu!-

Cos.- E che v'incavolate perche' pensate che perdero'? Ma poi, siete proprio cosi' sicuro di vincere?  Qua vi restano 'sti castagni. (fa cenno al gozzo) Piuttosto, domani mattina portatemi qui il vostro Rinti al guinzaglio.  Salutiamo don Alfio!  Ora ho da fare!-

Alf.- Mi fai smuovere i nervi, mi fai! Salutiamo, tistazza di chiuppuru! Testa di legno!-

Cos.- Salutiamu e cacciamu, don Alfio.-

Alfio esce dondolandosi e sbirciando ora al castagnazzo, ora Cosimo, ora la motosega.

Cas.- Vedi che don Alfio, una volta tanto, ha ragione. Eppoi, cosa ti salta in mente di scommettere i castagni?-

Cos.- T'ho detto bada ai fatti tuoi. So quello che faccio. Oggi ti finisco, mi prendo il cagnolo  e poi mi

riparo la casetta.-

Cas.- Riparo? Ricostruisco!-

Cos.- e’ la stessa cosa...oggi ti finisco!-

Cas.- Forse, forse Cosimino, forse.-

Cos.- Sicuro, invece, Castagnazzo, sicuro. Ecco intanto un assaggino. ( Cosimo mette in moto e tenta di segare, ma ha tante difficolta' e il lavoro procede lentamente. Si toglie il maglione e resta in camicia. Musica e mimica adatte per un minuto circa).-

Entra in scena da destra Maddalena. E' una donna ancora bella, ha  meno di quarant'anni, veste decorosamente, porta in mano un cesto.  Cosimo appena la vede resta di sasso.

Mad.- Buon giorno don Cosimo.-

Cos.- 'ngiorno...signorina. (confuso, si porta la mano, istintivamente al capo)-

Mad.- Siete meravigliato di vedermi quassu'? La zia Tura m'ha detto che avete avuto un grave incidente. Sono venuta per voi, per sapere come state.  E vi ho portato dei dolci... ma vedo che, forse, non e' stato poi tanto grave l'incidente...-

Cos.- Eh, la zia Tura ha un poco esagerato...Solo una slogatura, qualche graffio, ma ora sto bene, signorina. Grazie per il pensiero...-

Mad.- Il minimo che potessi fare, don Cosimo. Comunque sono contenta che stiate bene...-

Cos.- (sempre piu' confuso) Grazie a Dio...-

Mad.- (incerta) Prendete questi dolci, sono per voi.-

Cos.- Troppo gentile, signorina..(prende il cesto e lo posa in casa, mentre Maddalena si guarda attorno come se cercasse un pretesto per restare ancora li'. Cosimo ritorna.)

Cos.- Li mangero' dopo, a cena...-

Mad.- Certamente...(esita, poi attacca come per convincere se stessa) Don Cosimo, vorrei...vorrei approfittare dell'occasione per ringraziarvi. Ringraziarvi per... per l'interessamento che avete avuto per me, in tutti questi anni.-

Cos.- Veramente, io...-

Mad.- Non negatelo, per favore. La zia Tura mi ha detto quello che fate per me. I miei lavoretti a uncinetto, non valgono mica tanto...e voi siete il migliore e forse l'unico mio cliente.

Insomma, per la verita', dopo essere stata abbandonata dai miei parenti, vivo quasi esclusivamente di questi ricavi. Come potrei, quindi, non esservi obbligata e grata, molto grata, don Cosimo.-

Cos.- Voi non dovete gratitudine a nessuno. Nessun obbligo avete, e per nessuno! Dovete solo a voi stessa quello che riuscite a fare, sia con le vostre mani fatate, sia con la vostra forza d'animo, donna Maddalena...Siete in gamba, voi.-

Mad.- Questo lo dite solo voi, ma la gente...-

Cos.- La gente?  E lasciate che la gente dica cio' che vuole. Qui, in paese, le malelingue sono piu' numerose dei funghi dei nostri boschi. Voi siete brava, buona e gentile, e lo dimostra il fatto che vi siete disturbata  a venire fin quassu' a ...-

Mad.- ... Don Cosimo, scusate se v'interrompo, ma voi siete molto modesto e profondamente delicato, perche' non fate nessun accenno a ...quel fatto. Fatto che io pero' ho sempre presente, nella mia mente: quel brutto giorno in segheria.

E me ne faccio una colpa, sissignore! ne ho come un rimorso di coscienza.  E dovevo, almeno, venire e

parlarvene e dirvi finalmente: grazie!

Credetemi io lo rivivo ogni notte quell'incubo.  Ma non per quello che accadde a me - in fin dei conti le volli io le mie disgrazie, perche' sapevo chi fosse Totuccio Bordone quando mi misi con lui - ma per cio' che accadde a voi. E voi eravate innocente come Cristo. Voi lavoravate per i fatti vostri.

Fu solo colpa mia! Non dovevo cercare riparo nella segheria, dovevo correre in chiesa.(pausa)

 

Buio. Occhio di bue al centro della scena, dove sta immobile Maddalena con le spalle rivolte al pubblico, come se fosse sull’altare di una chiesa. Musica adatta per un minuto, quindi la donna, lentamente si volta e, facendosi forza, finalmente parla. Prima con voce flebile, poi in crescendo.)

 

Mad.- Confesso lei Padre e a voi tutti, che ho peccato, ho molto peccato! Sono stata l’amante di quell’uomo violento, di Totò Bordone. Dico questo per la mia vergogna e per salvare la vita del mio bambino. Si del mio bambino! Perché sono incinta di quel miserabile approfittatore, che con l’astuzia, l’inganno e la forza mi ha preso e fatta sua! Ed ora mi vuol costringere ad abortire. (con dolore) Ma io non voglio abortire, non voglio! E lui mi perseguita e mi minaccia e mi picchia! Ma anche a costo di diventare l’emblema della vergogna di questo paese, a costo di qualunque sacrificio, a costo d’essere abbandonata da tutti - i miei parenti in testa – voglio avere questo bambino, voglio avere mio figlio!

(supplichevole) Perdonatemi tutti, se potete. Perdonate questa povera donna sfortunata che la natura ha fatto così diversa dalla altre donne, per voi sono una puttana. Perdonatemi perché non sapevo. Ora so! Ma non m’importa più di nulla! Avrò il mio bambino d’accudire.

Basta!

 

Fine degli effetti luminosi.

 

Mad.- (riallacciandosi alla precedente battuta) E invece corsi verso la prima porta aperta: la segheria e vi immischiai nella mia tragedia. ( rammendando, dolorosamente, il fatto) E rivedo quegli attimi: sbattuta per terra; Totuccio che mi voleva prendere a calci; voi che mi proteggevate con la vostra persona...Ah, come gli tenevate testa a quell'energumeno!  E quando gli deste quel manrovescio che lo fece ruzzolare tra i tronchi, mi sembraste un San Giorgio. E lui tiro' fuori il coltello... quindi ...quindi quel vostro scatto all'indietro...poi il  grido e il sangue ( turbinio di luci e suoni drammatici).

Ah maledetta sega! Maledetta me!-

 

( A discrezione della regia, si potrebbe far rivivere la scena con una coreografia appropriata, interpretata da due ballerini i quali mimeranno le fasi della lotta tra i due uomini)

 

Cos.- (avvicinandosi) Calmatevi vi prego. Non dite cosi'. Io fui molto, molto imprevidente. Dovevo spegnere il motore della sega.

Non pensateci piu', acqua passata, vi prego. (pausa)-

Mad.- Io so a cosa state pensando: voi vi state domandando come ho potuto, io, Maddalena Capizzi dei Monforte,  mettermi con un uomo come Totuccio Bordone, e io ve lo dico...-

Cos.- ...no, no! ...ci ho pensato nel passato, ma ora non m’importa - no!-

Mad.- E invece si! Se c'e' una persona che ha il diritto di sapere, siete proprio voi! (supplichevole) Per carita', fatemi parlare adesso, che ne ho il coraggio, o non sapro' farlo più – mai  piu'. (pausa)

Io...io...non sono una donna come le altre. Io ero, forse sarei, insomma sono piu' donna delle altre donne. Capite, eh?  Si? Ma che posso farci?  Madre natura mi ha fatto cosi': Se un uomo mi sfiora, io avvampo di  fuori e di dentro.  Capite?  (pausa)

E lui se ne accorse quella sera, quando  al cinema, al buio, mi stuzzico' sapientemente, senza che io nemmeno me ne rendessi conto - ero inesperta e inconsapevole della mia debolezza - ero indifesa! e lui, con arte e malizia, mi fece ubriacare di piacere.

Quando s'accesero le luci e mi accorsi chi era, avrei voluto sprofondare all'inferno, - subito!(pausa) Lo respinsi con forza. Ma non si arrese, vedeva vicina la sua vittoria. Ah quel sorriso beffardo sul suo viso brutale. No, non si arrese e ricorse all’astuzia.

Tramite la zia Tura, allora, segretamente, mia nemica perché nemica della mia famiglia, mi mandava ambasciate e suppliche e regali che io non prendevo in nessuna considerazione e rifiutavo.

Infine, quel delinquente, un giorno, mi preparo' la trappola: mi prese con la violenza proprio

a casa della zia Tura, presso la quale fui indotta ad andare con uno stratagemma, e giacqui con lui. No, non disgustatevi per questo fatto!  Voi vi dovrete disgustare di ben altro. Voi vi  dovete disgustare di me! di me!  perche', prima lo respinsi, poi... poi mi avvinghiai a lui e...  lo

assecondai!  Capite?  Basta, vi ho detto tutto. Dovevate sapere.-

Cos.- Mi dispiace, donna Maddalena...-

Mad.- Grazie per la compassione...-

Cos.- ...comprensione...-

Mad.-… va bene, comprensione.(pausa) Poi, dopo le botte ricevute a casa della za Tura e poi dopo quelle prese in segheria … voi lo sapete… abortii il mio bambino e la mia vita – là, sopra il bancone della farmacia…  E’ tutto!

Cos.- Mi dispiace tanto per le vostre sofferenze. E… e se è per me i fatti trascorsi non contano più nulla, l’importante che adesso stiate bene…-

Mad.- Troppo buono. E adesso buon lavoro, io torno in paese.-

Cos.- Aspettate! Aspettate. Ecco...se volete potete restare ancora un po'. Infine questo lavoro posso finirlo dopo...-

Mad.- ( guardandolo piu' attentamente e apprezzandolo) Se vi fa piacere...allora resto volentieri (avvicinandosi al  castagnazzo dondolandosi ).  Ma state demolendo la casa?-

Cos.- Pressappoco. Voglio tagliare il castagnazzo che me la stava spaccando in due.-

Mad.- E' un'impresa difficile. Lavorate da solo? ( lo guarda sottecchi)-

Cos.- Si. Veramente, prima, mi ha aiutato un poco don Alfio, il carbonaio. Ma ora sono solo, come potete vedere.-

Mad.- Ci vuole coraggio, oltre che forza, per cimentarvi in una impresa come questa. Quell'albero e' forte, e'  maestoso.  (s'avvicina al tronco e lo tocca) -

Cos.- E' maestoso, si! (s'avvicina pure lui) Ma mi stava lasciando sul lastrico.  Con la sua mole e con la sua potenza, stava spaccando tutto, vedete? ( nel far vedere le fenditure, Cosimo la sfiora).-

Mad.- (accostandosi con intenzione a Cosimo) Impresa ardua, anche se voi siete forte, molto forte (si volta e lo guarda con ammirazione). -

Cos.- Eh, ma ci vuole la tecnica...(abbassa la testa)-

Mad.- … e i muscoli (tocca il braccio e il petto di Cosimo). E ditemi, (illanguidita) come vivete qui, tutto isolato?-

Cos.- Bene, signorina, bene. Non mi manca nulla. Lavoro ancora in segheria, anche se faccio quasi il garzone, vado a caccia, ho l'orticello... insomma me la cavo.-

Mad.- (facendoglisi piu' vicina) Siete in gamba, voi. (gli tocca il colletto della camicia, e, intanto guarda  attorno) Siete solo ora? -

Cos.- Si e no...(guarda il castagnazzo)-

Mad.- C'e' forse qualcuno che non vedo? -

Cos.- No, di vedere lo vedete...(accenna al castagnazzo)-

Mad.- Li' dentro?  (accenna alla casa)-

Cos.- (confuso) No dentro... ma li', quello li'.-

Mad.- Nel castagno?-

Cos.- (fa cenno di si col capo) Si e no... insomma...-

Mad.- ...insomma vi intimidisce, vero?-

Cos.- Devo ammetterlo: si!-

Mad.- Non ne capisco la ragione, ma se e' cosi'..(guardandosi attorno, poi risoluta) Sentite, ho saputo dalla zia Tura, che qui vicino ce un posto dove ci sono delle bellissime fragole, e' vero?-

Cos.- Si, e' li' dietro. Ci... ci volete, ci volete venire...-

Mad.- Magari... volevo dire: mangerei volentieri delle fragole... Ditemi, se ci vengo, voi me le coglierete,  me le darete, vero? ( facendo la vezzosa)-

Cos.- Vi daro' tutto quello che volete. Venite. (la prende per la mano e la conduce fuori scena da destra).

 

(A discrezione della ragia, si potrebbe minare la scena d’amore tra i due con una coreografia adatta interpretata da due ballerini)

 

Buio e stacco musicale.

 

Quando riprendono le luci, Cosimo e Maddalena rientrano in scena, sempre tenendosi per mano.

Mad.- (languida) Sei veramente come t'immaginavo: forte e pieno di vigore. M'hai fatto rinascere Cosimo, m'hai  ridato la vita.-

 Cos.- Tu l'hai data a me. Io ero ormai un povero relitto umano che si avviava verso una malinconica vecchiaia. Tu, oggi, mi hai insegnato a conoscere l'amore e con l'amore la vita. Grazie Maddalena.-  Maddalena: quante  volte ho ripetuto questo nome sentendomi indegno di  pronunciarlo,-  sapendoti inarrivabile. Tu una nobile, io un boscaiolo.  Sai? anche prima del fatto... io gia'  ti amavo...ti ho amata fin da bambina, quando ti vedevo in chiesa al catechismo, quando facemmo la prima comunione e tu eri vestita da sposa... bella da morire. Ma inarrivabile per me.

Quanto partii per militare, passai e ripassai sotto la tua finestra per vederti, perche' se non ti avessi

visto, almeno per l'ultima volta, avrei fatto il disertore.

Poi quando tornai seppi di Totuccio. Mi si gelo' il cuore...(pausa)

Sai, quando l'affrontai in segheria, quello mi disse: Tu fatti gli affari tuoi! Ed io avrei voluto gridargli

in faccia: Bastardo! me li sto facendo i fatti miei! questa donna e' cosa mia!-

Mad.- Mi dispiace Cosimo, mi dispiace tanto, davvero...Ma non sapevo di te. Per me tu eri solo il figlio del boscaiolo che uno dei muli di mio padre, con un calcione, uccise sul colpo. Eri il ragazzone, timido e riservato, introverso, che non osava neppure salutarmi...Come potevo immaginare? Non osavi...-

Cos.- Per me tu eri sull'altare, ecco.-

Mad.- E come ora sai, - indegnamente.-

Cos.- No, per me ancora - pienamente degna.-

Mad.- Cosimo, mi commuovi e mi fai morire di piacere, con queste belle, bellissime parole che mi permettono di rialzare la testa, guardarti negli occhi, serena,  pulita, fiduciosa.

E desidero, e vorrei, e voglio!  essere solo tua, sempre tua!  La tua donna degna e fedele, per

ricompensarti di quell'amore che per anni mi hai  taciuto; per il dolore che ti ho causato; per la tua

solitudine... e perche' anch'io ti amo.

Senti, caro, questa sera, vieni a dormire da me?-

Cos.- Non ci pensi a quello che direbbe la gente?-

Mad.- Tu temi per...  te?-

Cos.- Ci mancherebbe! Temo per te, Maddalena.-

Mad.- Io, ormai non temo piu' nulla!-

Cos.- Ne sei... sicura?-

Mad.- Sicurissima! Per tutti questi anni, ti ho pensato - forte e generoso - e, veramente lo sei; ti ho aspettato, sapendo che  prima o poi ci saremmo incontrati, ed e' avvenuto.

Abbiamo fatto l'amore. Ci amiamo!  Adesso basta!

Ora non m'importa della gente.  Non m'importa di nessuno!  Solo di te m'importa! Ora piu' che mai.

Ma pensaci: chi mi ha dato una mano in tutti questi  orribili anni?  chi mi ha dato una parola di conforto? un aiuto?  Nessuno! Non ho avuto nessuno!  Ne' parenti, ne' amici!  Solo tu e zia Tura, per rimorso - suppongo.  E allora voi due siete il mio mondo: tu l'amore, lei l'amicizia.

Alla malora tutto il resto.

Ti aspetto!  Arrivederci!-

Cos.- ( confuso) Maddalena... ci saro'. ( Maddalena esce. Cosimo parla da solo) Ci saro', eccome se ci saro'. Ci  saro' perche' e' stato sempre il mio sogno vivere con te. Il sogno di tutte le mie sofferenze, di tutti i  miei anni di volontaria solitudine; il mio sogno, unico e solo.  Ci saro' Maddalena, ci saro'!-

Cas.- Che ti dicevo? Tu l'ami!-

Cos.- Tu fatti gli affari tuoi. E pensa che stai per morire.-

Cas.- Ti sei ringalluzzito?-

Cos.- Affari miei! Pensa a te, ti dissi, sei finito!-

Cas.- Non cantar vittoria, Coscimu...-

Cos.- Stai a vedere: olio bene la lama, riempio il serbatoio, impugno l'attrezzo, metto in moto  e via!-

Cas.- Poveri uomini - il famoso curriu!-

Cos.- Zitto! non disturbarmi.-

Cosimo mette la lama della motosegna, che reggeva con una sola mano e che teneva ferma con la gamba, alla base del fusto; lavora un pochino, poi si vedono scintille e scoppi, quindi l'attrezzo scaraventa Cosimo a qualche metro di distanza, sulla destra del palcoscenico.

 

( Sempre a discrezione della regia, detta scena potrebbe essere rivissuta con una coreografia interpretata da un ballerino).

 

Cos.- Castagnazzo, che m'hai combinato?  (si tocca la faccia dolorante e resta supino per terra) M'hai fracassato la faccia... -

Cas.- Cosimo, Cosimino, che ti e' successo?-

Cos.- Sono rovinato! non posso muovermi, sono come paralizzato, non riesco a muovere le gambe.

Che mi hai fatto, Castagnazzo?-

Cas.- Io? niente! Sei stato tu che hai fatto tutto, tu con quella maledetta motosega: hai urtato con la sua lama una grossa pietra lavica che stava fra le mie radici.-

Cos.- Come una pietra? e questo? (si tocca la faccia) e  questo? (si tocca la schiena)-

Cas.- Quell'aggeggio del diavolo, urtando la pietra, s'e' imbizzarrita ed e' saltata per aria.  Quella t'ha

colpito al viso e t'ha scaraventato sullo spuntone roccioso, alle tue spalle.-

Cos.- Me lo sento fitto nella schiena. Che dolore! M'hai rovinato Castagnazzo, m'hai rovinato.-

Cas.- Io sono innocente, te lo giuro su tuo padre!-

Cos.- M'hai rovinato...-

Cas.- Tu hai rovinato me! Guardami: m'hai spogliato dai rami, mi hai segato il tronco, mi reggo appena appena; m'e' rimasta solo la corteccia. Non sto certamente meglio di te Cosimo.-

Cos.- Ma tu il prossimo anno avrai virgulti alti due metri..-

Cas.- ...li avrei avuti! Ma tu con quell'arnese mi hai tagliato alla radice. Mi hai tagliato anche l'anima. Tu m'hai portato via anche la vita. Addio, addio, Cosimo con un braccio.-

Cos.- Castagnazzo! Castagnazzo! Non morire... non morire... (Cosimo ritenta ancora d'alzarsi) Castagnazzo,  Castagnazzo mio, sono immobilizzato, ho la mascella  spappolata, non riesco a chiedere aiuto.  Passasse  qualcuno... magari don Alfio.

Oddio il vento (si sente il vento sibilare) Il vento,  il vento ti fa oscillare.  Castagnazzo... non

t'abbattere, per carita', sono sulla tua traettoria, ti prego non cadere, non riesco a muovermi.(pausa)

E' il Levante?...Signore Iddio, fa che non sia il Levante.  Quello e' vento pazzo, imprevedibile, con le

sue raffiche...

Castagnazzo non oscillare! Ho paura! Una raffica piu' forte e sara' la nostra fine...

Ma che abbiamo fatto, Castagnazzo? Ma che follia!

E proprio ora che volevo la vita! proprio ora che avevo  Maddalena, proprio ora!

No, no! Cade! Signore iddio mi pento con tutto il cuore...-

Con un forte boato il castagnazzo rovina giu'.

 

Luci adatte solo a destra: Musica adatta: prima cinguettio d'uccelli, poi calma, sorgere della luna e trillare di cicale, quindi, in sordina una dolcissima sinfonia. Luci che calano, fino al buio completo. Quindi la sinfonia va su e l'occhio di bue illuminera' Maddalena, a sinistra, nel proscenio, intenta ad apparecchiare la tavola per due: Ella mettera' la tovaglia di pizzo, il servizio migliore, il vino buono, al centro del tavolo due candeline.  Quindi si siedera' e si mettera' a lavorare con l'uncinetto.  Da destra entrera' nel cono di luce Cosimo ( egli sara' in maniche di camicia arrotolate e portera' il maglione sulle spalle) che si portera' quasi dietro Maddalena e abbozzera' una carezza sui capelli della sua donna.  Maddalena non lo vedra', ma quando Cosimo

abbozzera' la detta carezza, ella si blocchera', come se pensasse proprio a quella carezza, poi sorridera' e avra' come un brivido di piacere, quindi riprendera' la sua azione.

Intanto Cosimo si srotolera' le maniche della camicia e si abbottonera' i polsini, mentre uscira' dal cono di luce. Maddalena si blocchera' ancora per un attimo, e restara' attenta come se udisse i passi di Cosimo, poi, credendo d'essersi sbagliata, scuotera' la testa in segno di diniego, e riprendera' a lavorare.  L'occhio di bue intanto si restrimgera' su di essa.  Pochi secondi e si spegnera', mentre la sinfonia andra' di nuovo in sottofondo. Il tutto durera' un minuto, un minuto e mezzo. Quindi riprenderanno le luci con l'occhio di bue su don Alfio, seduto sul tronco del castagnazzo, a destra.

Alf.- ( come se parlasse con qualcuno che non si vede in scena) ... a voi sembrera' chissacche', ma i boscaioli dicono che quella sera, per tutta la montagna, si udi' l'eco di un forte urlo, come se fosse il grido di un gigante - dicono.

E forse era il Castagnazzo che urlava acute accuse alla  natura e folli implorazioni al cielo.(intanto si alza e incomincia a uscire dal cono di luce).

E quando scoprimmo il fatto (accenna al tronco), qualcuno fece notare che il tronco era contorto, quasi

avvitato su se stesso.  E questo - dicono - perche' il Castagnazzo aveva  tentato, fino all'ultimo, di schivare Cosimo con un  braccio.  - dicono.

Mah, chissa'...si dicono tante cose...si dicono ( e  lentamente esce dal cono di luce e dalla scena).-

Musica e luce che calano e fine.

 

Fine.